Non è giusto


Legge di Murphy: Se qualcosa può andar male, lo farà
Corollario di MacGillicuddy: Al momento meno opportuno

No, non è giusto. Non sono spesso malato (lo so, mi ripeto), ma stavolta sembra che l’influenza abbia deciso di venirmi proprio nel momento sbagliato.
Questo fine settimana il mio coro sta facendo dei concerti in Sardegna, e quando mi è venuta la febbre due settimane fa ho pensato che in fondo non era un gran danno, perché saremmo partiti di lì a due settimane e per questo avrei avuto tutto il tempo necessario per riprendermi.
Ovviamente non poteva essere così semplice.
La febbre è scomparsa di colpo, ma due o tre giorni dopo ho perso la voce. Non è stata la prima volta quest’anno, perciò era decisamente il caso di prendere appuntamento con un otorinolaringoiatra. E ovviamente l’uuunico buco disponibile della sua agenda era e non poteva che essere lo stesso giorno della partenza del coro. Non potevo spostare la visita, era importante che fosse prima di questi concerti, ma ero disposto a cercare un posto sul primo volo per Cagliari il giorno dopo.
Beh, proprio il giorno della visita, mentre il mio coro stava sorvolando il Tirreno, mi è tornata la febbre.

Così, mentre sono qui a scrivere sul mio blog quanto sono in…fastidito da questa situazione, gli altri saranno stasera ad Alghero e domani sera a Cagliari per l’esecuzione dei quattro Coronation Anthems di Händel.
Ecco il video del primo dei quattro, Zadok the Priest, così vi fate un’idea:

44a ora in casa


Odio stare chiuso in casa tutto il giorno, specialmente stavolta: ho l’influenza. Niente panico! Non è la suina (o la maiala, come un po’ tutti l’hanno ribattezzata) (tutti tranne il Laido e la sua fidanzata, che la chiamano direttamente la porza)… o comunque non sembra somigliare molto alla suina, e questo è uno dei motivi per cui sono così nervoso in casa: mi sento quasi perfettamente, non ho avuto febbre né ieri né oggi… ma tossisco ancora, mi sento un po’ di carta vetrata in gola, e così tutti continuano a dirmi «Dovresti stare a casa, oggi, potrebbe essere meglio…»
Perciò sembra che dovrò ancora aspettare domani per avere di nuovo una vita sociale, e questo mi ha dato e continua a darmi un saaaaacco di tempo per fare tutte quelle cose che ho rimandato nelle ultime settimane, come scrivere mail, conversare a lungo con tutte le vocine nel mio cervello, e scrivere sul mio blog, naturalmente. Devo ammettere che parlare della mia “finta influenza” a di come non abbia voglia di restarmene asserragliato in camera mia tutto il giorno non è il modo migliore di ricominciare a postare, ma c’è anche da dire che i giornali non parlano di molto altro, al momento…
…e poi queste “para-influenze” possono essere buffe: spesso sono molto strane, come quella che si è beccato il caro Mat/Tia, l’influenza dissociata. Comincia con febbre altissima, ma senza altri sintomi finché la febbre non sparisce del tutto. E a quel punto tutti i sintomi che s’erano dimenticati di comparire arrivano di colpo. E tutti assieme.

Spem in alium

Cioè, posso accettare che scrivere musica per un solo coro possa essere noioso, a lungo andare, ma certi compositori nella storia hanno un po’ esagerato…
Uno di questi era Thomas Tallis, che verso l’ultimo quarto del Cinquecento ha scritto un mottetto per otto cori a cinque voci, Spem in alium.
Ora, cantare un pezzo scritto per 40 voci non è esattamente così semplice, come potete immaginare, ma in più Tallis ha aggiunto al pezzo un sacco di piccole “trappole”: molte modulazioni, molte parole semplicemente tagliate da pause, e così via…
Ebbene ieri sera, ho cantato questo mottetto con alcuni cori di Bologna, tra cui anche il mio, ed è stata una grande soddisfazione.
Certo, abbiamo dovuto risolvere qualche piccolo problema d’acustica, e abbiamo dovuto quattro direttori contemporaneamente, ma alla fine il risultato è stato molto bello.
Mi piacerebbe poter postare una registrazione del concerto, per darvi un’idea del pezzo, ma, anche se molti hanno fatto riprese con videocamere o cellulari, non c’è ancora niente su Youtube, per il momento.
Uno dei pochi video di esecuzioni di questo pezzo (non viene cantato spesso) è stata fatta dai King’s Singers, con un piccolo trucco: come fanno sei persone a cantare un pezzo per 40 voci? Semplicemente sovrappongono più registrazioni e ad ogni registrazione cantano uno degli otto cori, ovviamente…

Liberiamo la Susi!


Io, la Franza ed altri ci siamo da qualche tempo interrogati su un personaggio all’apparenza non troppo interessante come la Susi. Sì, proprio quella dei Quesiti con la Susi de La Settimana Enigmistica.
A far partire questo affascinante dibattito scientifico -a dire il vero- è stata la Franza, con questo post, che mi sento decisamente di consigliarvi (io mi sto ancora rotolando per terra dal ridere, per intenderci). Alla fine di questa avvincente discussione, siamo giunti alla conclusione che:

  1. la povera Susi è ostaggio di gente completamente folle che le fa domande allucinanti di matematica e logica senza alcun motivo apparente;
  2. questo copione continuamente ripetuto negli incontri tra Susi e questi cosiddetti “amici” pone la poveretta in una posizione di perdurante difficoltà, impegnata com’è a risolvere problemi matematici in ogni momento della sua vita sociale;
  3. alcuni dettagli nell’atteggiamento di Susi gettano un’ombra inquietante sui rapporti tra lei e questi aricosiddetti “amici”.

Per questi motivi lancio in questa sede un appello: liberiamo Susi da questi aguzzini-nerd che si ritrova accanto!
Liberiamo la Susi!

Anno nuovo, vita vecchia


Domani ricominciano le lezioni all’università, e -come all’inizio di ogni anno- sono sconvolto dall’assurdità del mio orario dei corsi. Lunedì, martedì e mercoledì ho lezione ininterrottamente dalle nove alle tre, e con alcuni dei corsi più importanti per me (storia moderna, storia greca e storia medievale), ma non ho lezioni né di giovedì né di venerdì. E ancora mi sto chiedendo perché tutti i miei professori vogliano mettersi i corsi in quei tre giorni, e che caspita c’avranno da fare nel resto della settimana…

Mentre mi scervellerò su questi profondi problemi, comunque, non sarò da solo a lezione: Franzerl, vecchio amico e compagno di sventure in facoltà, seguirà due di questi tre corsi con me, e sicuramente ci regalerà i suoi preziosi commenti sulla fauna maschile della classe. Solo per prepararvi ai prossimi post sull’università, vi avviso che, quando ho cercato un soprannome ufficiale che gli si adattasse, mi è venuto spontaneo chiamarlo “il mio compagno di merende”.

Ma mentre mi preparavo psicologicamente in questi ultimi giorni liberi a riaffrontare il solito tran tran, sono finalmente riuscito a finire i post sulle vacanze, che solo per voi lettori in lingua italiana, propongo qui di seguito.

6 agosto 2009Spazio. Caldo. E pakki.
8 agosto 2009Alla disperata in mezzo al Baltico
10 agosto 2009Una guida fa-vo-lo-sa
12 agosto 2009Ciao ciao!
14 agosto 2009Ma dove sono capitato?
16 agosto 2009G.S.U.N.
18 agosto 2009Sei gradi di che?
20 agosto 2009Di nuovo a Copenhagen!
22 agosto 2009Memorabilia

Santiago!


Mentre sto ancora scrivendo post sulle mie ultime vacanze, cosa posso fare per metterci ancora più tempo? Ovviamente andarmene da Bologna per qualche giorno!
Tra un paio d’ore partirò per Santiago de Compostela, in Spagna, dove canterò col mio coro la Messa in la bemolle maggiore D 678 di Schubert.
Tornerò domenica 20, magari con molti aneddoti divertenti anche su questo viaggio.

P.S.: zaùrdi auguri a Franza, anche se un po’ in ritardo;
P.P.S.: da oggi comincio a pubblicare anticipi dei miei post su altre due community online. Se continua così, presto mi ci vorranno ore per scrivere un post…

Di nuovo a Bologna


Sì, sono tornato a Bologna. I corsi non cominceranno prima di ottobre, perciò la maggior parte degli studenti non è ancora in città…
Mentre sto ricominciando con la vecchia routine, sto lentamente scrivendo i post sulle mie vacanze.
Intanto, un video che ho trovato su Youtube: il Valse Triste, di Jean Sibelius. Non so perché, ma stavo chattando con un amico e improvvisamente gli ho spedito ’sto link…
Beh, buon ascolto!

Memorabilia

Ultimo post dedicato alle vacanze per fissare indelebilmente alcune cose da ricordare di queste vacanze:

1.) La pazza del giornale: alla partenza da Orio al Serio ci siamo imbattuti in una donna che, per tutto il tempo in cui abbiamo aspettato d’imbarcarci, ha letto il giornale tenendolo sempre a due millimetri dalla punta del naso, con i gomiti bene alzati. Il tutto mentre davanti a lei non c’era un sole abbacinante, ma il muro, distante dall’altra faccia del giornale non più di cinque centimetri.
Il risultato è qui illustrato da Anna, me e mia sorella nella foto che vedete accanto. (Cliccate per ingrandire)

2. ) Lo śoc: Una delle coriste entrate più di recente ha letteralmente dato spettacolo, unendo il talento della battuta al momento giusto con una sana dose di dialetto bolognese e creando dei veri e propri tormentoni estivi. È cominciato tutto con delle dettagliate spiegazioni sui disagi del viaggio e sui rimedi casalinghi per affrontarli, e la discussione è culminata con la breve ma significativa chiosa “sennò ti vien lo śoc (lo choc)”. Dopo lo śoc, però sono venute fuori altre trovate sceniche clamorose, come la frase “mo sì, ti avrà dato un bacino piluchino…” che ancora ci sta facendo ridere a crepapelle. Insomma, credo che a questa corista dovrò dedicare un post, presto o tardi.

3) “But I’m fine…”: è ormai dalla traversata Turku-Stoccolma che sto tossendo come se dovessi espettorare un polmone. La cosa comincia leggermente a preoccuparmi, ma -vuoi per un tentativo di autoconvincimento, vuoi per non fare scappare le persone che mi si avvicinano- ho passato tutta l’estate a ripetere dopo ogni colpi di tosse “Ma sto bene… davvero: sembra, ma sto bene…”, frase che non sembra convincere nessuno, ma che nei miei ultimi giorni a Malmö è diventata una specie di parola d’ordine.

Di nuovo a Copenhagen!

Vi presento uno dei piatti tipici di Copenhagen che Sven mi ha fatto conoscere, oggi: delle sottospecie di megapolpette che ingrassano al solo guardarle… so che state sbavando come ho sbavato io.
Oddio, vi passerebbe l’appetito, se poi vi dicessi come si pronuncia il loro nome.
Ad ogni modo oggi io e lo svedese-dal-nome-prevedibile abbiamo passato una bella giornata da turisti a Copenhagen (o CPH, come gli stessi abitanti la chiamano per risparmiare tempo) (e, a proposito, come si chiamano gli abitanti di Copenhagen?).
Siamo partiti dalla gelateria dove lavora (tra l’altro il suo capo è stato gentilissimo, perciò ho deciso che gli farò pubblicità in modo non tanto occulto), poi abbiamo fatto un giro per le (poche!) strade del centro che ancora non conoscevo, parlando delle infinite coincidenze e del fatto che avremmo potuto benissimo esserci visti l’anno scorso, mentre io ero in vacanza qua.
O forse anche no.
Ultima tappa del viaggio, Christiania, una pezzo della parte orientale della città occupato da un gruppo di hippie nel 1971 e ancora di fatto semiindipendente. Se non ho foto di questa parte del giro è perché è esplicitamente vietato fare foto, ma se ci andrete (e vi invito a fare presto, perché il governo danese sta cercando in tutti i modi di chiuderla) potrete vedere il negozio di alimentari equo e solidale, i ristoranti dove è ancora permesso fumare (perché il divieto di fumo sarebbe fatto rispettare dalla polizia, che qua però non entra), i locali, le taverne, i pub (uno dei quali si doveva per forza chiamare Woodstock, ovviamente)…
…e l’attrazione che qui vengono tutti a vedere, ovviamente: uno dei più grandi mercati di droghe leggere all’aperto al mondo, sulla ormai nota Pusher Street. E questo, devo ammettere, dovrebbe spiegare abbastanza bene perché non è permesso fare foto, da queste parti.
Questa “Città Libera” occupa una parte della città a ridosso del centro e a due passi dalla metropolitana che farebbe gola a chiunque, ma i forti interessi in gioco e Il fatto che il governo voglia cacciare tutti non sembrano spaventare gli abitanti, che continuano la loro lotta tra alterne fortune, stampano magliette con la scritta “Bevar Christiania” (Salvate Christiania), e soprattutto continuano a sentirsi una comunità libera e separata… basti guardare il cartello all’uscita di Christiania: “State entrando in Unione Europea”.
Umorismo danese, lo so, lo so…

Sei gradi di che?

Oggi pomeriggio sono finalmente arrivato a Malmö, dopo quattro giorni a Stoccolma e quattro ore di treno per arrivare qui, rese terrificanti dal bambino che ha passato tutto il viaggio a lanciare i suoi giocattoli contro cose e persone.

Come dimenticare la prima volta che sono arrivato qui? È stato l’anno scorso: il treno che avevo preso da Copenhagen era in ritardo, e stavo per perdere la coincidenza per Oslo. Treno notturno, ovviamente.
Bei ricordi… bei ricordi una cippa, in effetti: ho seriamente avuto paura di perdere quel treno. E in quel frangente una simpatica voce nel mio cervello ha colto l’occasione per sottolineare «Certo, solo tu potevi fare una prenotazione su un treno notturno per Oslo», ma ho preferito ignorarla.

Ricordi a parte, rimarrò tra Malmö e Copenhagen per i prossimi due giorni, per poi ritornare in Italia, ma, mentre mi sto preparando psicologicamente al rientro, vi espongo l’ultima puntata dei terrificanti intrecci, come una specie di riepilogo delle puntate precedenti…
Vi ricorderete (e se non ve lo ricordate, potrete leggerlo qui) che Sven e il BimboKinder si conoscevano già da anni.
Vi ho raccontato laltroieri che Michele, con cui già mi ero sentito anni fa si era trasferito in Svezia.
Ebbene, sono andato a fare visita al BimboKinder, dopo un paio d’anni che non ci vedevamo di persona. Indovinati chi altri ha fatto in tempo a conoscere il BimboKinder? Michele, appunto.
A questo punto comincio a chiedermi anch’io che fine abbia fatto Udo, e perché non sia ancora saltato fuori…

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Frasi celebri

Ho scoperto una nuova tonalità di colore degli occhi: blu stupro. (Franzerl)

Leggere Pansa ti fa rimpiangere Tucidide. (Guriuz)

Io ho un conto corrente. Talmente corrente che non lo acchiappo mai. (Marco, il barista)

L'italiano su un mezzo di trasporto qualsiasi, dallo skateboard al camion con rimorchio, ha una struttura morale che sfugge a ogni disciplina umanistica. (S. Bartezzaghi)

Una parte di me ragiona, l'altra alza le gambe e balla il charleston. (Elisa)

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